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Un podcast su fotografia e fotografi, più o meno famosi, per vedere con le orecchie. Con Enrico Ruggiero.

(Foto © Arseniy Kotov)

La puntata di oggi celebra i fasti dell' era sovietica e i suoi palazzi in calcestruzzo.

Il fotografo russo Arseniy Kotov, da alcuni anni, sta realizzando un progetto nel quale ritrae costruzioni dell' epoca sovietica nel loro natale grigiore che sta volgendo al termine.

Le considerazioni estetiche di Kotov sono interessanti: per molti i palazzoni anonimi pre caduta del muro di Berlino sono stati sinonimo di casa e la casa della propria gioventù, quasi mai è, almeno nel ricordo, così brutta. E, paradossalmente, Kotov ci trasmette questo interesse per una realtà edilizia che sta scomparendo.

Potete vedere le foto di Kotov sul sito dove sta raccogliendo, con successo, i fondi per la pubblicazione del proprio libro che documenta anni e anni di viaggi in Russia e repubbliche ex sovietiche.

 

(Foto © Michael Tsegaye) 

Oggi il vostro podcast preferito punta il riflettore sulla oscurità di Michael Tsegaye, un fotografo etiope contemporaneo di formazione artistica, convertito alla fotografia per banali ragioni di salute, come potrete sentire.

E' la prima volta che il podcast ospita un fotografo africano e,secondo me, l'inizio è buono:Michael Tsegaye non si limita a puntare e scattare (non potrebbe, naturalmente, perchè è fotografo che lavora per committenti importantissimi) ma segue una linea di pensiero che esprime con la fotografia.

Analizzerò, nei limiti di durata della puntata, un progetto in particolare, quello delle "working girls" le prostitute etiopi relegate a una esistenza buia ma non senza speranza, secondo Tsegaye.

Se questo fotografo e autore vi interessa non mi resta che rinviarvi al suo sito web!

Il nostro podcast riserva sempre sorprese per i suoi ascoltatori.

Oggi vengono recensite due mostre, che abbiamo visitato, entrambe in corso presso il C/O di Berlino

Una espone foto conosciute e meno conosciute di Robert Frank cui abbiamo dedicato, tempo fa, una puntata del nostro podcast.

L'altra, estremamente originale, documenta, non solo con foto ma con video, musica e oggetti, l' epopea dei locali dove si ballava e si balla la musica techno in Berlino.

Allora, si balla? Si, ma senza fotografare, please...

(foto ©Véronique Duplain)

Continuando ad alternare nomi sacri della fotografia a interessanti scoperte oggi nel podcast faremo la conoscenza della giovane fotografa canadese Véronique Duplain.

In particolare tratteremo del suo progetto, che porta avanti da alcuni anni, che si chiama, appunto, "selfie project".

Non scappate a gambe levate le ( o i? ) selfie non c'entrano (quasi) per nulla: le foto della Duplain sono estremamente pensate e realizzate con un impegno annuale (posta su Instagram una foto al giorno durante il mese di febbraio ma la realizzazione egli scatti la occupa tutto l'anno).

Incuriositi? Ascoltate la puntata di oggi e visitare il sito di Véronique Duplain o, almeno, guardate il suo profilo Instagram. Non ve ne pentirete!

Commentate liberamente l' episodio e fatemi sapere se avete voglia di sentire parlare di un qualche fotografo in particolare!

(Foto © Bruce Gilden)

Ancora uno street photographer sotto i riflettori del nostro podcast.

E uno dei massimi viventi. Il suo nome è Bruce Gilden.

Il suo metodo, secondo alcuni eccessivamente aggressivo, di fotografare ha fatto scuola.

P.S. Se questa puntata vi è piaciuta date una valutazione sulla vostra piattaforma podcast e, soprattutto, condividete con chi sapete essere appassionato di fotografia. Grazie!

(Foto © Sandro Giordano)

Puntata speciale interamente dedicata al fotografo Sandro Giordano (noto anche come remmidemmi) che ci parlerà del suo progetto "In extremis".

I temi trattati meriterebbero più tempo perchè l'idea di base (fotografare persone cadute) si presta a una serie infinita di argomentazioni (caduta fisica/caduta morale, anonimia del corpo caduto, il divertimento, un po' sadico di vedere qualcuno cadere e via discorrendo). 

Spero di avere, nella mezz'ora scarsa di piacevole e vivace conversazione, discusso temi che possano in qualche modo incuriosirvi circa l' attività di questo artista/fotografo che è molto apprezzato sia in Europa che negli Stati Uniti.

Se la conversazione vi ha, in qualche modo, incuriosito vi raccomando di visitare il suo sito www.sandrogiordanoinextremis.it .

(Foto © Danna Singer)

Oggi sguardo sulla contemporaneità. Vi parlerò del progetto "If it rained an ocean", un progetto iniziato nel 2015 dalla fotografo statunitense Danna Singer.

Gli scatti della Singer immortalano gli Stati Uniti in modo diverso attraverso ritratti di lavoratori, giovani e meno giovani uomini e donne che fanno fatica a sbarcare il lunario all'interno di una società in cui le differenze di classe, invece che diminuire, stanno aumentando sempre di più anche nei confronti delle comunità bianche.

Questi sono i link al progetto: il sito  e il profilo instagram di Danna Singer.

Nel podcast menziono anche il podcast "Fotoradio" una bella realtà complementare a questo podcast che vi consiglio di ascoltare e fare conoscere.

Sono in serbo sorprese per gli ascoltatori di "fotografi".

Vi consiglio di seguirlo con costanza.

La statunitense Jan Groover è una fotografa che ha avuto diversi meriti: i suoi scatti, alla fine degli anni settanta del secolo scorso sono stati considerati vere e proprie opere d'arte iniziando, assieme alla attività di altri fotografi dell' epoca, a far considerare la fotografia non opera artigianale ma, appunto, artistica (con relativo mercato e cioè che ne consegue).

La tematica delle foto della Groover cambiò negli anni ma si può affermare che le nature morte in cui sono raffigurate posate e attrezzi da cucina, dapprima colorati e, successivamente monocromi, siano, con la loro forte carica di astrazione, i risultati più interessanti.

La fotografa, lavorando molto in studio, è stata sempre molto attenta agli elementi di forma e ai particolari di composizione, caratteristiche che le derivavano dalla sua iniziale attività di pittrice.

Conoscere la opera della Groover può essere stimolo a vedere anche gli oggetti del nostro quotidiano con un occhio diverso e, perchè no, più sognante.

(Foto © Jan Groover)

La fotografia mondiale piange ancora: lo scorso nove settembre è deceduto uno dei più importanti fotografi del secolo scorso e presente.

Sebbene svizzero ( o forse proprio per questo) negli anni cinquanta del novecento con una sua raccolta di foto "The Americans" fu il migliore narratore degli Stati Uniti, con le loro contraddizioni e la realtà insopprimibile sotto la patina lucente della fotografia pubblicitaria.

Ci uniamo ai molti che in questi giorni hanno raccontato di lui e della sua fotografia e con loro, con rispetto, gli diciamo il nostro "grazie".

(Foto © Robert Frank)

Nella sua ottica di documentare l'attività e la vita di chi con la fotografia vive, oggi vi racconto la vita e gli episodi, curiosi ed esilaranti di un fotografo statunitense di nome Jim Dunne.

Per iscritto non vi anticipo nulla ma posso darvi qualche indizio: Macchina fotografica, faccia tosta e segreti industriali.

Se a ciò aggiungete una confraternita, un club segreto come "Fight Club" e sette figli da sfamare (e da mandare al College) avete tutti gli elementi per essere curiosi e ascoltare il podcast di oggi.

(Foto © Jim Dunne)

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